1990

TYPE 104- LOTUS CARLTON/LOTUS OMEGA
La leggendaria Lotus Carlton (Lotus Omega al di fuori del mercato inglese) fu presentata nel 1989 a Ginevra ed aveva come scopo quello di lasciare stupiti stampa e pubblico.
La Lotus Omega era sostanzialmente una Carlton/Omega GSi completamente spogliata e rifatta da Lotus per divenire una delle più veloci berline al mondo. Le sue specifiche erano semplicemente impressionanti.
Montava un 3.6 litri con 24 valvole, 2 turbocompressori capaci di erogare 377 bhp e 419lb ft di coppia. Nei tests della stampa raggiunse circa i 174 mph ed era in grado di raggiungere i 60mph da 0 in soli 5,2 secondi e i 100 mph in appena 11,5 secondi.

1992

TYPE 108
La Type 108 chiamata Lotus Sport Bicycle fu un progetto realizzato in gran segreto nei primi mesi del 1992.
Partecipò con livrea nera e oro alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 e vinse i 4000 metri superando di 4 secondi l’allora record. Boardman replicò il risultato un mese dopo nella gara dei 5000 metri a Leicester e stabilì ancora una volta un nuovo record. Divenne così molto presto la bicicletta più famosa al mondo.
Chris Boardamn fu il primo ciclistica britannico a vincere la medaglia d’oro da 74 anni.
Vennero prodotte 12 biciclette più 3 telai per l’uso nelle gare Olimpioniche. A queste seguirono 8 repliche della versione da gara e vennero offerte a £. 15.000. Al progetto della Type 108 seguì lo sviluppo di un’altra bicicletta, la Type 110.
La Sport bilke Type 110 nel 1993 partecipò al Prologo del Tour di Francia. A correre fu Wrik Breukink del Team spagnolo ONCE e venne realizzata con componenti Mavic.
Per il Tour del 1994 Chris Boardman riuscendo a stabilire un nuovo record al Prologo ottenne la Maglia Gialla facendo di lui il primo britannico a riuscire nell’impresa di condurre la gara per due giorni consecutivi.
La Type 110 fu progettata per accogliere diversi tipi di ruote, di cambio e freni. L’unica Type 110 fu messa in vendita a £. 1,650 più taxes.

TYPE 105 – ESPRIT X180R
Anche se con disponibilità economiche ristrette era forte l’esigenza di rilanciare la Lotus Esprit in America, la soluzione parve essere quella di iscriverla allo Sports Car Club of America Escort World Challenge: una serie di gara concepita per auto in produzione modificate.
I tempi per la preparazione della vettura erano estremamente ristretti ciò nonostante il Team riuscì nell’intento utilizzando un pre- esistente programma di alleggerimento e tutta l’esperienza maturata.
I piloti  Doc Bundy e Scott Lagasse portarono la Type 105 a registrare risultati impressionanti:4 vittorie in 8 gare, due piazzamenti al primo e secondo posto, 6 pole positions e un totale di 2,900 miglia senza rotture.
Lotus sulla scia del successo ottenuto produsse una versione stradale della Esprit X180R capace di coniugare l’esclusività della Esprit SE Turbo con l’aggressività di un’auto da competizione.
Alla vettura vennero apportate altre modifiche in accordo con i cambiamenti del regolamento della SCCA Wordl Challange e col nome di Type 106 Bundy corse sia nella stagione del 1992 che in quella del 1993, riportando numerosi successi, tra i quali il titolo Piloti nel 1992.
Anche l’attore Paul Newman allo Showroom Stock series guidò negli States una delle 3 nuove Esprit special nel 1991.

 

1993

Il 1993 fu anche l’anno del passaggio di proprietà del Gruppo Lotus da General Motor a Bugatti International, una società italiana realtivamente nuova con Romano Artioli nuovo CEO.

1994

TYPE 109
Mentre il Team Lotus era decisamente felice per l’accordo raggiunto con Honda, la situazione a Hethel era lontana dall’essere positiva: Johnny Herbert era chiaramente intenzionato a lasciare Lotus ed i fans del Team non accolsero di buon grado la notizia che sarebbe stato il vecchio motore  V10 giapponese a gareggiare contro i più evoluti motori dei rivali.
Il motore Honda non fu pronto per l’inizio della stagione e Lotus dovette ripiegare sulla Type 107, questa volta in configurazione D.
Herbert non riuscì mai posizionarsi oltre il 20° posto e Zanardi si qualificò 23° per 3 gare consecutive.
Finalmente al Type 109 fu pronta per Barcellona. Effettivamente la nuova monoposto fu molto di più che una semplice rivisitazione della Type 107.
Herbert a Monza riuscì a qualificarsi quarto sulla griglia, un raro barlume di luce per quella che sembrava una stagione nera e deprimente per il Team. Purtroppo la mancanza di fondi limitò le possibilità di sviluppo della Type 109 e diversi piloti si alternarono nella stagione alla guida della monoposto e sempre con scarsi risultati: Phippe Adams si schiantò nella prima sessione di prove a Spa, Mika Salo guidò al fianco di Zanardi in Giappone e Australia.
A dispetto del barlume di speranza acceso dalla Type 109, il futuro per il Team Lotus sembrava segnato. Il motto Lotus ‘nella pubblicità noi prospereremo’ non trovava più fondamento e quello fu l’ultimo anno di partecipazione in Formula 1.

1996

TYPE 111

La type 111 fece il suo debutto in pubblico il 12 settembre 1995 al Motor Show di Francoforte con il nome Elise in onore della nipote dell’allora CEO Romano Artioli.
Lotus Elise nasce infatti da un’idea di Artioli e dalla penna di Julian Thomson che trasse ispirazione non solo dalla tradizione di famiglia  Lotus (Elan, Lotus 23, Europa) ma anche dalla Dino Ferrari 246 di cui era estimatore e proprietario.
Con 690 kg di peso il rapporto peso potenza era decisamente favorevole e dimostrò che la Company si stava muovendo in una nuova direzione. L’estruso di alluminio incollato per la realizzazione del telaio,  rappresentò una soluzione innovativa nel campo dell’automobile, capace di garantire elevata rigidezza torsionale e grande leggerezza. La carrozzeria realizzata in vetroresina, secondo i dettami della lunga tradizione per le auto da corsa Lotus consentiva di perseguire il duplice scopo: leggerezza e buona resistenza. L’allestimento interno richiese una particolare attenzione, alla ricerca del giusto equilibrio tra tecnicità e stile.

L’Elise fu annunciata come appartenente ad una nuova tipologia di Supercars dalle dimensioni contenute, semplice ma  al contempo  high –tech, offriva prestazioni ed handling brillanti per quanti facevano della guida una passione. La nuova Seven anni ’90. Ricevette numerosi riconoscimenti per il design ed innovazione come Car of the Year, Top sport Car (BBC Top Gear), Best designed new Car. La nuova Lotus ottenne anche il prestigioso Prince of Wales Award per l’innovazione e numerosi altri premi in tutta Europa.

Lotus Elise aveva anche un prezzo non elevato ciò, come annunciato a Francoforte, avrebbe consentito ai tanti appassionati di non indugiare oltre nel sogno e guidare la loro Lotus.

Lotus annunciò anche l’intenzione di produrre una versione Club Racer della stessa Elise, nominata Sprint: un’auto da corsa omologata, più leggera e con un range di options tra i quali i FIA approved roll cage, molle e ammortizzatori da competizione,anti roll bars, pannello di strumentazione STACK, cambio a rapporti accorciati e silenziatore da competizione.

Lotus Elise è considerata una sportiva di riferimento dai molti appassionati di sport cars.
Dalla Type  111 del 1995 ne discesero diverse versioni speciali e nel 2000 la stessa Exige che ne rappresentava essenzialmente la versione coupè.

La Lotus Exige costruita interamente a mano in 426 esemplari, rappresenta l’equivalente stradale di una vettura da competizione e venne definita dalla stampa più autorevole nazionale e non, come un’automobile straordinariamente affascinante quanto irresistibile.

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